Il Consorzio di Torino non ti coccola. Ti scuote.

Nel cuore di Torino, un luogo dove il piedino di maiale e il midollo contano più dell’impiattamento.

E’ sempre difficile inquadrare questa tipologia di luoghi. Dalla mise en place pensiamo: osteria moderna, magari un bistrot un po’ punk. Poi assaggiamo un piatto e ci accorgiamo che potremmo essere in un ottimo ristorante. Uno di quelli seri, ma senza la camicia stirata. Un posto che cucina più con la memoria che con Instagram.

Siamo a Torino, a due passi da via Lagrange, ma potrebbe essere qualsiasi vicolo che si ostina a resistere all’omologazione. Il Consorzio è lì dal 2008, quindi non stiamo scoprendo niente. Ma ci arriviamo lo stesso con quella sensazione di essere nel posto giusto.

Evitiamo di chiamarla “trattoria gourmet”. Quella definizione lì è come la panna nella carbonara: non si può sentire.

Abbiamo speso settanta euro a testa. Sì, non poco. Ma a infastidirci sono di più i 3,90€ per una Red Bull tiepida in stazione. Qui almeno usciamo sazi, curiosi, un po’ più consapevoli.

Il servizio è attento ma non premuroso, e la carta dei vini è scritta da gente che ama il vino, non i trofei. Il Gouda lo serviremmo a colazione, il vino pure. Perché no.

Poi arrivano loro: i ravioli finanziera. Dentro c’è tutto quello che la gente ha smesso di cucinare da quando ha scoperto il tofu. Frattaglie, cervella, animelle, midollo, creste di gallo. Roba che se sei nato dopo il 2000, forse nemmeno sai che esiste. Ma qui c’è. E funziona. Acidità, consistenze, un fondo che non perdona. Non finirli sarebbe un delitto con aggravanti.

Il secondo piatto si chiama “Quinto Quarto”, e già ti mette in guardia. Piedino di maiale fritto, cervella, milza, polmone, matrice bovina. Presentazione brutta. Ma basta un morso e capiamo che la bruttezza è solo una facciata. Dentro ci sono squilibri calcolati, sapori che si spingono a vicenda come ragazzini in metro all’ora di punta. Nessun difetto, solo cose che osano.

Il Consorzio non ti fa innamorare a colpo d’occhio. Non ti tiene la porta aperta. Non ti racconta storie inutili. Ma ti costringe a mangiare con attenzione. E questo, oggi, vale quanto un viaggio.

Vale Torino? Forse no. Ma se ci sei, ci devi andare. Per uscire dalla comfort zone senza dover prendere un volo.

Classificazione: 4 su 5.

Prezzo: 70€ a testa con primo, secondo, formaggi e bottiglia di vino in tre

Via Monte di Pietà, 23, 10122 Torino TO

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