Un po’ di terra in mezzo al cemento. Per chi crede ancora che la qualità venga dal campo, non dalla pubblicità.

Contadino, non rionale. Perché non sono la stessa cosa. Il mercato contadino è fatto dagli agricoltori, che vendono direttamente i loro prodotti. Il mercato rionale, invece, è il regno dei commercianti ambulanti, che acquistano dai grossisti e poi rivendono. Due mondi diversi: nel primo c’è la filiera corta, nel secondo no. O meglio, ce n’è meno. Ma è proprio la filiera corta il cuore di questo racconto. Per realizzarlo, ho chiacchierato con qualche produttore del mercato contadino che ho vicino casa.
Parto col dire che l’agricoltura italiana non è solo pasta fatta in casa e pomodori maturati al sole. È un settore complesso, fatto di sfide economiche, climatiche e gestionali che rendono la vita delle piccole e medie aziende agricole sempre più complicata. Paesi come Spagna e Francia, con le loro immense distese coltivabili, puntano sull’agricoltura intensiva. L’Italia, invece, al di fuori della Pianura Padana, ha poche terre pianeggianti e deve giocare su qualità, tradizione e ingegno.
Poi arrivano gli imprevisti. Una gelata a maggio e addio raccolto. Una stagione sbagliata e ti ritrovi a chiedere prestiti per pagare i lavoratori stagionali. Se va male un paio d’anni di fila, non resta che chiudere o vendere i terreni a grandi gruppi che rilevano tutto a prezzo di saldo e ci fanno agricoltura intensiva. In Francia e negli Stati Uniti è già successo. In Italia, ci stiamo arrivando.
Per cercare di evitare il peggio, è nato il Mercato Contadino a Milano, nato nel 2015 con Expo, che riunisce circa 30 aziende e promuove la vendita diretta come alternativa all’agroindustria. Il concetto è semplice: meno passaggi, più valore per chi produce e prezzi più accessibili per chi compra.
Un esempio concreto? Le ciliegie. Al produttore costano circa 2€/kg per essere coltivate. Le vende al mercato ortofrutticolo a 2,50€, guadagnandoci 50 centesimi. Poi passano a un intermediario, poi a un altro, e infine finiscono al supermercato a 10€/kg. Il produttore? Sempre con i suoi 50 centesimi. Se poi arriva una gelata e il raccolto va perso, poco importa: il supermercato si rifornisce altrove e il cliente continua a trovare ciliegie sullo scaffale.
Nei mercati contadini il produttore raccoglie, trasporta, espone e vende. Se ha il prodotto, bene. Se non ce l’ha, pazienza. E proprio questa filiera corta garantisce prezzi più equi rispetto a rionali e supermercati.
Ma non si tratta solo di soldi. Il mercato contadino è anche freschezza e sostenibilità. I prodotti sono autentici, spesso esteticamente discutibili ma gustativamente onesti.
Un altro aspetto da considerare è la regolamentazione. L’agricoltura italiana è tra le più controllate al mondo. Molti prodotti chimici ammessi altrove qui sono vietati. Scegliere il mercato contadino significa anche scegliere un’agricoltura più pulita, più responsabile.
E poi c’è la stagionalità: quella vera. I pomodori a Dicembre non ci sono. E va bene cosi.
Le storie da raccontare sarebbero tantissime. C’è Agricola Conte, a Salizzole (VR), specializzata in asparagi su 50 ettari. Azienda Agricola Gritti, a Trenzano (BS), che punta sul biologico. Il Cascinetto, vicino a Crema, che alleva struzzi in modo sostenibile. Non vegano, ma coerente. Tutti trovano nei mercati contadini una vetrina concreta, un modo per farsi conoscere e per difendere un modello agricolo che rischia seriamente di sparire.
Questa rete si espande sempre di più. A Milano i mercati contadini popolano piazze come Piazza Clotilde e Piazza Gramsci, supportati da gruppi di acquisto solidale e associazioni no-profit. E ce ne sono molti altri.
“Andiamo al mercato” non è solo un’abitudine: è un atto di resistenza. Un piccolo gesto con un grande impatto. E sì, sono anche più glamour. Potete andarci con una tote bag griffata, se volete. E soprattutto: nessuno urla come un pescivendolo “asparagi, carciofi, pomodori, pepperoni”.