Assaggio, anni in ritardo rispetto a food-tuber-influencer-blogger, la pizza di Carlo Cracco.

C’è qualcosa di profondamente seducente nella croccantezza. È la promessa di un contrasto, di un confine netto tra esterno e interno, tra attesa e soddisfazione. E in una Milano rumorosa, croccante è diventata la parola del giorno.
Seduto nel bistrot di Cracco, in quella veranda nella Galleria Vittorio Emanuele II, circondato da flash, passi e riti scaramantici, mi sono rifugiato nell’idea di una pizza. Non una pizza qualsiasi. Una margherita da 25 euro, servita con la discrezione con cui si passa un documento riservato sotto il tavolo.
La pizza arriva: pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala, stracciatella e basilico. È un tricolore ben stirato, una bandiera senza pieghe. Ma è l’impasto che parla davvero. Lievitazione perfetta, alveolatura generosa, mix di farine integrali macinate a pietra. Il bordo scrocchia con eleganza, senza sbriciolarsi come i sogni della domenica sera. Ogni morso è un’architettura di consistenze.
Il pomodoro ha una punta acida, mitigata dalla dolcezza dei confit. I latticini si fondono senza invadere. Tutto convive, tutto rispetta gli spazi. È una convivenza civile di sapori, firmata Cracco.
Certo, l’acqua costa 8 euro. Il coperto 5. Ma il piacere di un croccante così, in una città che ti cuoce a fuoco lento, è quasi impagabile. Quasi.
Costo totale: 42€ con caffè
Cracco Bistrot – Galleria Vittorio Emanuele II, Milano